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LUCIANO MARRUCCI
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Maestri del dubbio - nichilismo e assoluto.

Marx (1818-1883), si propone di strappare l'uomo da ogni alienazione: religiosa politica ed economica. Il fondamento della sua critica contro la religione è il seguente: «è l'uomo che fa la religione, non è la religione che fa l'uomo». Sotto l'influenza di Feuerbach, Marx dichiara che Dio è il riflesso dell'uomo. Dio una somma di attributi trasferiti dall'uomo al suo superiore per un processo di alienazione che produce da una parte un tiranno e dall'altra un suddito senza possibilità di scelte autonome e responsabili. L'uomo realizzerà la propria emancipazione attraverso una radicale trasformazioni delle condizioni di vita. La religione sparirà nel momento in cui l'uomo, riconciliato con se stesso, non avrà più bisogno di proiettare in un aldilà immaginario la rappresentazione della felicità che potrà raggiungere in questa terra attraverso il miglioramento delle condizioni di vita.
La religione incentrata sul culto di Dio è l'oppio dei popoli perché frena gli impulsi al miglioramento che si realizza attraverso il miglioramento che si realizza attraverso il rovesciamento dei termini definiti nella subordinazione attuale. Una concezione antropocentrica che si sostituisce ad una concezione teocentrica: Dio non ha più posto, secondo Marx, nel nostro sistema.

Nietzche (1844-1900), si applica allo studio delle religioni e conclude enfaticamente con la famosa espressione: Dio è morto!
Come sono nati gli dei? Gli uomini di fronte alle forze che si sprigionano in loro stessi e nella natura, ne fanno risalire spontaneamente la causa ad una causa superiore, invece di attribuire ai fenomeni una causa naturale. L'uomo religioso è quindi un malato, dalla immaginazione incontrollata, un caso patologico.
Quanto alla religione cristiana, con tutto il rispetto per il Nazareno - unico vero cristiano - è una perversione umana, perché garantendo all'uomo un destino in un altro mondo (quello dell'eternità) lo dispensa dal suo impegno creativo di costruirsi il suo regno nella zona terrena. Si tratta, secondo N., di una morale da schiavi: i cristiani, gregge di deboli e di vili sono incapaci di diventare uomini responsabili.
Per superare il vuoto lasciato dalla esecuzione portata sul proprio Dio, N. introduce il concetto di superuomo. Il superuomo deve volersi, cioè deve avere il proprio centro di gravità in se stesso. Questo nuovo tipo di uomo è entrato nel mondo della libertà, non è più agganciato ad altri mondi ed è in grado di vivere in pienezza la gratuità, la gioia e la danza. Creatore di valori e di significati, egli inventa se stesso. In altre parole riprende il suo ruolo nei confini del proprio emisfero sottraendolo al Dio cui l'aveva indebitamente assegnato.
«Il mio io mi ha insegnato una nuova fierezza ed io la insegno agli uomini: non rifugiarsi più con la propria testa nella sabbia delle cose celesti, ma portare con fierezza una testa terrestre che crei il senso della terra».


Sigmund Freud (1856-1939; Totem e tabù 1913; L'avvenire di una illusione 1927; Mosè e il monoteismo 1939).
Riscrivere una teologia in termini psicanalitici. E' colpito dal fatto che alcuni pazienti rivelano un comportamento simile a quello religioso. Esisterebbe dunque un'analogia tra il comportamento religioso e quello nevrotico; i sintomi sarebbero riportabili ad un medesimo quadro.

«Quando un bambino, crescendo, si accorge di essere destinato a rimanere per sempre un bambino, che non potrà vivere senza protezione contro potenze sovrane e sconosciute, allora presta ad esse i tratti della figura paterna, si crea gli dèi di cui ha paura, cerca di renderseli propizi ed attribuisce loro il compito di proteggerlo. La nostalgia che il bambino ha di suo padre coincide con il bisogno di protezione che prova a motivo della debolezza umana».

Il complesso di Edipo è per Freud all'origine della religione, così come si trova all'origine della nevrosi. Nel momento in cui il bambino scopre l'amore materno, comincia a vedere il padre come un rivale da eliminare. Avverte la sua dipendenza da lui e gli tributa una sottomissione forzata la cui deroga viene pagata con un angoscioso senso di colpa. Ne uscirà quando il ragazzo imparerà ad indirizzare il proprio desiderio su un oggetto diverso da sua madre, migrando verso un territorio non posseduto dal padre (nel quale finirebbe sempre sconfitto). Ma se avvertirà di non sentirsi ancora staccato dalla madre, continuerà a sentire l'autorità del padre come pericolosa. Vive secondo un rapporto di dipendenza. Ciò l'opprime ma non può farne a meno.
All'origine dell'umanità troviamo un complesso di colpa collettivo. Gli uomini primitivi, che vivevano sotto un regime patriarcale, hanno ucciso il capo del clan; i figli hanno assassinato il loro padre perché stanchi di subire la sua autorità e di essere privati delle femmine riservate a lui; si sono coalizzati, l'hanno ucciso e poi l'hanno mangiato insieme. Questo sta all'origine del banchetto totemico. Il totem rappresenta sempre il padre. Il banchetto totemico celebra l'uccisione del padre e l'appropriazione delle sue forze attraverso la comunione. L'uccisione del padre ha permesso il progresso dell'umanità. Il padre è ancora presente con il suo calco vuoto. La religione è la risposta dell'uomo che avverte il peso di questo parricidio, è una nostalgia malata della sua presenza. «Il morto diventa più potente di quando era vivo».
Per Freud Dio è solo una trasposizione del padre umano. Esso diventa il fantasma di un desiderio, la proiezione compensatoria della difficoltà di vivere e di essere se stessi secondo un progetto autonomo. Freud dimostra di trascurare il fatto che la somiglianza che lega il Padre verso la creatura ha consistenza nel carattere della libertà per cui la religione è un atto di amore e non di schiavitù; il figlio assomiglia al padre in quanto libero.