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LUCIANO MARRUCCI
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Esistenza di Dio

Dio: esistenza ed essenza

Per una ricerca di Dio. Si parla di due vie: quella cosmologica e quella psicologica. Due vie: non un bivio; nel senso che l'una non esclude l'altra. In questo caso sembra più proprio parlare di alternanza (ossia etiam) che di alternativa (ossia vel). In realtà i due itinerari hanno indirizzo comune e si completano a vicenda. la via psicologica si configura come un incontro: attraverso l'ansia verso la felicità, il senso del proprio limite, l'esperienza della propria angoscia esistenziale, l'uomo trova Dio. Lo incontra nelle profondità del proprio io perché a conti fatti, è Dio che accende in lui la sete dell'assoluto; ecco perché si parla d'incontro.
Nella via cosmologica l'uomo si proietta fuori in una considerazione profonda della realtà esteriore: vi scopre l'impronta di Dio e la sua ascensione a Dio avviene attraverso il mondo esterno avvalendosi di una ricerca che sfocia nella scoperta della sua impronta razionale. In una distinzione che può risultare grezza ed elementare, si può dire che il sentimento e la ragione costituiscono di fatto i mezzi che consentono all'individuo di raggiungere l'Assoluto.

La via cosmologica: premesse

Essere e divenire. Chi si affaccia sul mondo è colpito anzitutto dal movimento che anima tutti gli esseri e pensa subito al «panta rei» di Eraclito, che vedeva tutta la realtà come un flusso inarrestabile. Una tesi fenomenista, evidentemente esagerata, cui presto si opporrà Parmenide, che arriverà a concepire il movimento addirittura come illusione per affermare in maniera esclusiva l'essere profondo che sfugge ai sensi ed è colto solo dall'intelletto. Platone darà ragione a Parmenide; ma Aristotele, pur riconoscendo il valore della sua acuta intuizione, cerca di integrarla con la percezione di Eraclito. Riprendendo lo studio del movimento che affatica l'universo, sviluppa le teorie dell'atto e della potenza che costituisce la trama di tutta la sua metafisica. Ogni cosa si muove, si sviluppa, cresce. Il seme diventa albero, il fiore frutto. La potenza è carenza, l'atto è perfezione; il passaggio acquisitivo che parte da una carenza per giungere ad una perfezione si chiama mutazione. San Tommaso inserisce nella filosofia scolastica l'intuizione di Aristotele: la creazione è la massima mutazione (dal niente all'ente), ma anche l'uva che diventa mosto e il mosto che diventa vino ed ancora il vino che diventa aceto implicano questo passaggio dalla potenza (capacità di divenire all'atto (acquisizione di una nuova forma o di un nuovo stato); ogni essere è in atto rispetto a quello che è ed è in potenza rispetto a quello che può divenire. E' chiaro che per movimento non si intende semplicemente un moto locale (anche quello!) ma lo stesso divenire, che appare così connaturato all'essere da costituirne un aspetto radicale: l'ente nel suo aspetto statico è esistente; nel suo aspetto dinamico è divenire, fino al punto che quando un ente cessa di divenire cessa anche di essere.

Limite e contingenza. Il movimento, considerato metaforicamente come passaggio dalla potenza all'atto, mette in luce l'imperfezione delle cose, o, comunque, la limitata perfezione delle stesse. Se il movimento è acquisitivo di una perfezione e d'altra parte tutte le cose sono in movimento, vuol dire che il punto omega della perfezione è fuori del segmento cosmico. Sebbene non sia fuori della sua direzione.
Questo limite segna anche il carattere della sua contingenza: esiste ma potrebbe anche non esistere. Posto che la sua connotazione è il limite, si conclude che il suo esistere dipende. L'ente annuncia la sua precarietà non soltanto nel divenire ma anche nel suo esistere.
La contingenza dell'essere emerge dalla considerazione di fatto per cui con la caduta di un frammento non risulta compromesso il disegno generale dell'universo (il particolare viene meno, ma permane la realtà cosmica).

Finalità delle cose. Non c'è per la ragione problema più imperioso del perché delle cose. Perché? Questa domanda traduce la curiosità filosofica che accompagna l'uomo fin dalla sua prima infanzia.
Attraverso una elementare attenzione e, ancora di più, avvalendosi delle conclusioni di una ricerca scientifica, si arriva alla scoperta che una finalità costante e universale disciplina la molteplicità degli esseri. L'universo nel suo insieme e nei suoi dettagli apparentemente più trascurabili, è ordinato intelligentemente: si parla di razionalità presente in esseri che non sono razionali. Tutto ciò pone una invalicabile interpellanza alla nostra coscienza filosofica appena risulta acquisita una conoscenza anche superficiale (ma tanto più se è approfondita) dei fenomeni scientifici. Come mai ogni cosa è perfettamente funzionale? L'introduzione del caso per spiegare l'ordine costante e universale è antiscientifica e assurda da un punto di vista logico se consideriamo che, in base al calcolo delle probabilità, per ogni combinazione riuscita occorrono altre combinazioni non riuscite. Il caso partorisce aborti. Al contrario, osservando il mondo delle cose, animate ed inanimate, razionali ed irrazionali, assistiamo ad un organico razionale, funzionale e ordinato: un filo d'erba è un capolavoro d'ingegneria, di chimica e di economia ecologica.
Tutti i settori delle scienze naturali, ripartiti in parecchi scaffali di una grande biblioteca fanno da supporto a quest'unico enunciato: il cosmo, nel suo insieme e nei suoi dettagli, reca un'impronta razionale in quanto è ordinato e finalizzato. Questa considerazione bussa potentemente su la coscienza critica dell'uomo che, se non ha accecato di già la sua meravigliosa attitudine che ha recepito quando era ancora bambino, torna a domandarsi: come mai? E' in questo perché che sta la sua possibilità di una crescita ulteriore. Quando cade questo perché, vuol dire che il bambino è già morto e il suo parto è moribondo, come a dire che si parla di una morte clinica ed ancora di una morte filosofica.

Causalità. Isoliamo questa formulazione: tutto ciò che inizia ha una causa. Il principio di causalità deriva direttamente dal principio di ragion sufficiente che si enuncia così: «un essere ha una ragione di essere in se o in qualcos'altro». Una ragione di essere la deve avere per forza. Come mai esiste la Terra? L'astronomia si preoccupa di dare una risposta a questa domanda; le indicazioni che ci fornisce sono valide per dare una risposta alla domanda. Così per tutte le cose: gli esempi sono tanti quanti sono gli esseri che compongono il cosmo. Sviluppando il principio di ragion sufficiente, abbiamo: una realtà che non ha ragione di essere in sé la trova sicuramente in qualche altro; ecco l'equivalente del principio di causalità.
Mentre la considerazione dell'ordine si fonda su una osservazione di carattere empirico: si avvale dell'osservazione della realtà esterna, il principio di causalità è un principio razionale: appartiene al significato di fuoco logico senza il quale cade ogni possibilità di organizzare un ragionamento. Ogni volta che si da atto alla capacità umana di pervenire ad una risultanza della sua indagine, si aggiudica ad essa la possibilità di stabilire un nesso tra diversi dati, una connessione tra i diversi fatti e un rapporto tra diversi enti.


Via cosmologica.

Formulazione di una prova razionale dell'esistenza di Dio. Chiunque asserisca che non si può dare una dimostrazione dell'esistenza di Dio consegna le proprie carte in mano all'ateismo teorico lasciando la possibilità all'avversario di condurre un gioco vincente che si avvale della considerazione della irrazionalità di una adesione a Dio.
Coloro che puntano esclusivamente sul sentimento e sull'esperienza intima per attingere l'Assoluto, precludono una via a coloro che intendono arrivare a lui attraverso un processo elettivamente umano quale è quello fondato sulla ragione. In questo cadono in aperta contraddizione: asseriscono che a Dio si giunge per una via personale, negano però ad altri di arrivare alla stessa meta attraverso la loro via che è quella che segue un itinerario illuminato dalla mente. Questa via personale è quella percorsa dai più fulgidi ingegni nel campo delle scienze naturali. Una riflessione profonda sulla natura portò a questa adesione Leonardo, Newton, Einstein e Plank per citare solo alcuni fra i più noti.
D'altra parte - proprio questo è dimenticato da parte di ottusi assertori di una esclusiva validità di una esperienza che faccia presa sul sentimento dell'uomo - la scoperta di Dio che si manifesta nel Creato, è quasi sempre accompagnata da una vibrazione interiore così intensa da raggiungere il significato di un'esperienza mistica con forte ripercussione nella sfera del sentimento: oltre i dati che la scienza fissa l'uomo può scoprire la persona ed è allora che la ricerca confluisce nella poesia e nella preghiera.


Semplicità e complessità di una prova.

Si può procedere ad un enunciato generale che si articola in diversi enunciati esplicativi.

Il cosmo nel suo insieme e nei suoi dettagli è inesplicabile se non si pone una realtà fuori di esso.

Dalla esistenza della materia.
Si assume come acquisita l'equipollenza tra materia e energia.
Ad una materia infinita corrisponde una energia infinita; ad una materia finita corrisponde una energia finita.
Pare ovvio affermare che la materia cosmica non sia infinita. Se è limitata, allora è limitata anche l'energia potenziale. Per esaurire una energia limitata occorre un tempo limitato; ne segue che la materia non può essere esistita dall'eternità altrimenti sarebbe già esaurita.
Si conclude che non esiste ab aeterno, il che equivale a dire che ha avuto un inizio. Questo passaggio tra il niente e l'ente può essere operato da un'altra realtà di ordine diverso. Una Entità immateriale eterna e infinita.

Dalla esistenza della vita.
Il passaggio dallo stato inorganico alla vita, sotto certi aspetti, appare abissale quanto quello che esiste tra il niente e la realtà concreta. La vita si presenta come fenomeno complesso fondamentalmente diverso dal sussistere della realtà. La generazione spontanea è improponibile da un punto di vista logico e incontra serie difficoltà dal punto di vista scientifico. Accade che proprio la scienza, man mano che aumentano le acquisizioni sulla complessità del fenomeno «vita» si vede costretta a qualificare come ingenue le congetture precedenti. In questo caso l'avanzamento delle cognizioni ha riprodotto un arretramento nel terreno delle ipotesi. (E' chiaro che questa prova merita una esplicazione a parte).