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LUCIANO MARRUCCI
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Il cavaliere di Samarcanda.

Proprio a Samarcanda sei venuto? Dove ti volevo dire di non venire!
Il severo signore era sul suo cavallo nero pezzato di bianco quando aveva visto un giovane cavaliere fermare il suo cavallo baio presso la fonte di un piccolo villaggio sulla via della seta. Lo guardò meglio: il giovane era bello di aspetto e nobile di portamento. Gli sguardi dei due cavalieri s'incrociarono per un momento. Il cavaliere aveva riconosciuto il signore della morte, nonostante che un bruno mantello coprisse il suo corpo ed un grande cappuccio quasi nascondesse il suo volto. Stupore, paura e sgomento. Il signore della morte, che tutti chiamano la morte, aveva capito che era proprio lui che avrebbe dovuto toccare con la sua gelida mano quando si sarebbero dovuti incontrare nella grande città di Samarcanda e per la prima volta aveva provato un sentimento di ammirazione e di pietà per un personaggio così giovane e bello. Questa volta aveva deciso di sottrarre quel povero cavaliere ad un destino troppo crudele. E allora l'aveva chiamato. L'aveva chiamato piegando l'indice nocchiuto come per invitarlo ad avvicinarsi perché voleva dirgli: Attento, bel cavaliere, stai lontano da Samarcanda!
Il giovane aveva visto quel gesto e aveva capito questa cosa soltanto: che la morte lo chiamava. Lo chiamava a sé. Per l'orrore che provò il suo volto prese il colore della terra.

-Ascolta, cavallo! Di giorno e di notte, col sole o la luna noi due abbiamo calcato
il suolo di molte regioni facendo di noi due un'ombra unica e per un tempo così lungo da sembrarmi sfuggire al mio stesso ricordo. Mai io ti feci mancare la biada più scelta e i beveroni densi di farina; ricorda, ti prego, come alla fine di lunghe cavalcate io ti stendevo una coperta di lana sulla groppa bagnata di sudore. Cavezze e carezze. Ora ti chiedo, questa cosa soltanto ora ti chiedo: portami via lontano da qui. Corri di giorno, corri di notte! Fino a Samarcanda. E' questa una grande città dove nemmeno la morte potrebbe trovarmi fra tanti abitanti, fra tanti mercanti, fra tanti passanti.

Il cavallo, chinando il muso, gli aveva detto di sì, proprio come avesse capito ciò che aveva comunque ascoltato. Tre volte aveva chinato la testa in segno di affetto, in segno d'affetto.
Ed ecco Samarcanda. Erano arrivati stremati di primo mattino nella grande piazza del mercato e il cavallo a passo di parata andò verso la grande vasca centrale dove una fontana riversava un lucente fiotto d'acqua. Fu qui che il cavaliere riconobbe il cavallo dal manto nero pezzato di bianco e poi il suo padrone dal bruno mantello. Allora aveva capito di non avere più scampo. Il giovane era impallidito; quanto alla morte, anche lei trasalì, ma non poteva diventare più pallida del suo colore naturale. Queste parole furono dette con lo stesso raccapriccio con cui furono ascoltate: Proprio a Samarcanda sei venuto? Io t'avevo chiamato prorio per dirti che non dovevi venire qui a Samarcanda!

L.M.