Torna all'Home Page
LUCIANO MARRUCCI
N O V A   A B B A Z I A



CHI SIAMO


LA PENNA
MAESTRA


TEATRO


BIBLICA &
TEOLOGIA


CHIAVI
DI LOGICA

CHIAVI
DI LATINO



CONTATTI


NOVELLE PER
ADDORMENTARE


PREGHIERE PER
I PICCIRULLI


LA NOSTRA
"GALLERIA"


Presintesi del trattato trinitario

Il nucleo essenziale della Dottrina sulla Trinità può riassumersi così: l'Essere divino sussiste in una triplicità di Persone. Un'unica Natura Divina è posseduta da tre persone uguali e distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; il Figlio procede dal Padre, lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio come da un unico principio; la derivazione (o processio) del Figlio dal Padre è una generazione; quella dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio non è generazione e viene chiamata spirazione; la natura divina è numericamente una e tra le persone divine c'è una mutua (reciproca) «coinsessione»e «inabitazione».

Il mistero della Trinità non viene proposto nella rivelazione ebraica del V.T., che ha solo dei presagi e degli annunci velati la cui cifra di interpretazione si trova altrove. Troviamo in esso la forte personificazione della Sapienza nei libri sapienziali: (cfr.: Prov., VIII-IX; Ecclesiastico XXIV; Sap., VII, 22-28; le prerogative del Messia: Salmi, II, 7; CX, I; Is., IX, 5). La sua rivelazione è compiuta dal Cristo ed è parte essenziale della predicazione degli Apostoli.

L'urto decisivo tra il Cristo e gli esponenti della cultura ebraica avvenne proprio su questo punto: al rigido e formale monoteismo ebraico del tempo non riuscì in nessun modo accettabile l'idea del Messia Figlio di Dio e di Dio Padre: percepivano chiaramente che il Figlio avrebbe avuto la stessa natura del Padre - due persone, dunque due entità distinte.
Per spiegare questa dottrina la catechesi apostolica, quando si volge alle genti, non fa leva sulla facilità con la quale i gentili ammettevano la pluralità degli dei.

Anzi lo schema generale della prima catechesi è questo: Preliminare rinuncia al politeismo; adesione ad un solo Dio, il Dio degli Ebrei, il quale ha un Figlio uguale a lui e da lui mandato nel mondo. Tra e da il Padre e l'Unigenito c'è lo Spirito Santo. La grande massa dei cristiani accetta il mistero la cui complessità si contrappone alla semplicistica presentazione che il paganesimo faceva della divinità; quelli che vengono alla fede dalla cultura dell'epoca cercano di dare una ragione all'accettabilità di questo mistero.

Tra i primi cristiani la grande massa rimane contenta dell'insegnamento semplice, ma quelli che vengono alla fede dal mondo della cultura cercano di dare significato ai termini del mistero. Incomincia così con Giustino, Origene, Tertulliano e alcuni scrittori preniceni il lavoro di approfondimento, che continua poi nella patristica e soprattutto nella teologia scolastica.

Unità e Trinità di Dio: alcuni tentativi di semplificazione conducevano ad eliminare l'uno o l'altro dei due stremi, ora la trinità, ora l'unità. Così nei primi secoli, monarchiani, sabelliani, ariani eliminano il Mistero riducendo le tre Persone ad una soltanto, oppure riducendo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo alla categoria di esseri intermedi, come a dire che un Dio unico ha una triplice denominazione o una triplice funzione.
Ario porta l'opposizione al cuore del problema con il dilemma che egli crede insolubile e invalicabile: o ci sono due "aghennetos" (ingenerati) e allora gli dei sarebbero due oppure c'è un solo "aghennetos" (il non generato) che è il Padre e allora il Figlio è una creatura.

Per una via opposta si giunge in seguito al "Triteismo", una formulazione che sembra approdare al politeismo: è una posizione che identifica la natura con le persone ( se sono tre le persone, tre sono anche le nature). Riccardo da S. Vittore (De Trinitate, 6 II) e S. Agostino (De trinitate 15, 9) superano le difficoltà liberandosi da una considerazione statica e affermando l'aspetto dinamico della Trinità: se la Natura divina è Vita non si può considerare solo in rapporto all'essere ma anche a quello del "procedere". La considerazione dell'essere porta all'unità della natura, quella del vivere alle differenziazioni delle persone.

Un grande apporto di cui si è avvalso S. Agostino è stato quello recato dai "Cappadoci" (Cfr. Gregorio Nazianzeno, Orationes, 31, 8; Gregorio Nisseno, Tract. ad Ablabium, 45, 134) che introducono il concetto di "relazione sussistente". Le tre persone esistono come relazione reciproca in un solo Essere posseduto in comune. Entità unica, procedere differenziato nelle Persone.
Su queste basi la teologia scolastica si muove per una sistemazione teologica che rappresenta uno dei più luminosi risultati della mente umana.

 

----------------------------------------------

Riferimento : Tel. 0571-409407
Fax 0571-409440
E-mail: lmarrucci@libero.it